I negatori della realtà del DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund)
I sindacati tedeschi stanno reagendo alla crisi manifesta del capitale con la cecità ideologica di destra; ma noi abbiamo bisogno di alternative di sistema
di Tomasz Konicz, 25 aprile 2026
A leggere l’appello del 1° Maggio di quest’anno della Confederazione dei Sindacati Tedeschi (Deutschen Gewerkschafts Bundes), [*1]non è facile decidere tra orrore e pietà. La crisi sistemica capitalistica, si è ormai completamente impossessata della Repubblica Federale. Senza dubbio, stiamo arrivando al punto cruciale. La crisi, è essenzialmente una crisi del lavoro che la società lavoratrice sta perdendo a causa della costante automazione. Gli sconvolgimenti che ci sono stati nel campo dell’Intelligenza Artificiale, sono solo la punta dell’iceberg. Ma ora la leadership sindacale sta rispondendo a questa crisi del lavoro con un ulteriore rafforzamento dell’ideologia del lavoro; nel quale il concetto tradizionale di lavoro salariato deve essere rispettato, e questo anche se, nella società capitalista tarda, il lavoro sta evaporando. La leadership sindacale, pertanto, si rifiuta di accettare la realtà della crisi: la concorrenza di mercato costringe i capitalisti a razionalizzare, a usare nuove tecnologie, perché altrimenti periranno. Il capitale perde così la sua stessa propria sostanza, il lavoro salariato. Questo processo di crisi è irreversibile: il sistema capitalistico sta raggiungendo i suoi limiti di sviluppo, sociali, economici ed ecologici. E questa semplice verità è oramai ovvia. Uno sguardo alle notizie attuali, è più che sufficiente. Ma tuttavia, negare la realtà non farà sparire questo processo di crisi, che sta scivolando sempre più nella barbarie. Non ha senso nascondere la testa sotto la sabbia, e fingere una falsa immediatezza secondo cui sarebbe come se ci fosse abbastanza lavoro per tutti. Per spiegare la crisi SISTEMICA , la DGB si rifugia nella vecchia favola delle „righe nel gessato“[N.d.T.: La “favola delle righe nel gessato” è un’espressione che unisce il concetto di favola, racconto breve con morale, al gessato, motivo tessile a sottili righe verticali, spesso usato metaforicamente per indicare rigore e formalità.] . E per non dover mettere in discussione il sistema e il lavoro, si attribuisce la crisi alle decisioni sbagliate dei capitalisti. Ma questo non rappresenta altro che un semplice rovesciamento nella ricerca del capro espiatorio, che oggi viene perseguita anche dalla destra. Ma la crisi del lavoro non è stata causata né da dirigenti né dagli stranieri. Questa adesione sindacale all’ideologia della crisi sistemica, porta a un indurimento autoritario, che si manifesta in una repressione crescente: lavoro forzato, minacce di fame per i disoccupati, molestie eccessive per tutti coloro che escono dalla società lavorativa. Inoltre, vediamo l’intensificazione della competizione a livello di localizzazione, spesso accompagnata da un risentimento nazionalista; ad esempio, nel caso di trasferimenti all’estero legati alla crisi. Questo indurimento apre la porta alla destra, al fascismo. Nel frattempo, in media, lavoratori e sindacalisti votano per l’AfD sempre più spesso. Senza mai prendersi una pausa dalla mania del lavoro, ben presto finirà che la crisi del lavoro porterà al fascismo, a una sorta di rinnovato «il lavoro ti rende libero».
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La crisi del lavoro, cui si aggrappano sindacati e capitalisti, è una crisi dell’intera società capitalista. Il lavoro è la sostanza del capitale, e nella realtà avviene che, senza la valorizzazione del lavoro, senza profitti, l’intero stato sociale non è più finanziabile. Ecco perché lo slogan della DGB, «Prima i nostri posti di lavoro, poi i vostri profitti», è così tanto insensato: i lavoratori (Marx li ha descritti come capitale variabile) devono generare profitti, altrimenti i loro posti di lavoro scompariranno. Ecco perché lo stato sociale è acutamente minacciato, e non può più essere finanziato. Non basta indignarsi per i tagli imminenti, e rifiutarli con falsa immediatezza. La crisi mondiale del capitale rende insostenibile lo stato sociale; il tempo non può tornare indietro, non c’è alcuna possibilità di un ritorno al capitalismo renano del XX° secolo. La stessa cosa vale anche per la crisi ecologica, e per la crisi climatica, causata dalla costrizione del capitale a crescere. L’inflazione sempre più, la crisi alimentare esplosiva, non sono causate dai profitti extra, ma dalla distruzione della base ecologica della vita umana. La scarsità si sta diffondendo. I controlli sui prezzi non aiutano, ciò che serve è un allontanamento dall’imperativo capitalista di crescita illimitata in quello che è un modo finito. Il lavoro è la sostanza del capitale, ed esso viene speso per guadagnare sempre più denaro, dal denaro. I valori d’uso sono solo un necessario sottoprodotto di questo processo irrazionale di valorizzazione che sta distruggendo il mondo. L’isteria lavorativa, a tutto tondo, che ha travolto la Germania durante la crisi deve pertanto essere contrastata per mezzo della critica radicale al lavoro. La crisi del lavoro deve perciò essere seguita dall’abolizione del lavoro, e non dall’indurimento (fascista) dell’ideologia lavorativa tedesca. Come primo passo, avrebbe senso chiedere una riduzione radicale dell’orario di lavoro, anziché sperperare miliardi in vessazioni ai danni dei disoccupati e nel lavoro forzato. Bisogna che la realtà della crisi sistemica capitalista venga semplicemente percepita in modo da farne la base peri una prassi trasformativa. Il capitalismo crollerà inevitabilmente, e sarà a causa delle sue proprie contraddizioni interne ed esterne. Ora si tratta però di prevenire una caduta nella barbarie fascista, e indirizzare la inevitabile trasformazione verso una direzione progressista ed emancipatoria. Questa scomoda verità, vale indipendentemente da quale che sia il livello di coscienza della popolazione: il processo di crisi continua senza sosta, anche se viene negato, soppresso, ignorato. Certamente. la Confederazione dei Sindacati Tedeschi (DGB) non è l’unica a negare la realtà. La cieca spesa per il lavoro, sul mercato del lavoro, attraverso cui si alimenta la dinamica feticistica e cieca del capitale, va sostituita da una comprensione consapevole da parte dei membri della società. Le persone devono passare a plasmare consapevolmente il processo di riproduzione della loro società, altrimenti questa società si disgregherà, a causa delle contraddizioni del capitale che aggravano la crisi. Ciò che è pertanto decisivo è una consapevolezza radicale della crisi, la quale potrebbe formare la base di un movimento di trasformazione emancipatoria. E persino una „Festa dal Lavoro“, con una sua diffusa critica alla feticizzazione del lavoro, potrebbe contribuire ad accelerare questa consapevolezza radicale della crisi.
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NOTA:
1 https://www.dgb.de/mitmachen/erster-mai/