Modalità Crisi

La crisi del 2020 e quella del 2008 a confronto

francosenia.blogspot.com, 23.12.2020

Nonostante l’enorme indebitamento, la crisi innescatasi a partire dalla pandemia non è stata superata in alcun modo. Gli industriali tedeschi ci dicono in coro: semplicemente, non siamo in grado di permettercelo. Stavolta la faccenda non riguarda solo le prestazioni legate alla previdenza o ad avere salari e pensioni decenti, ma ha a che fare soprattutto con un altro lockdown economico, che andrebbe attuato per poter combattere la seconda ondata della pandemia che si sta intensificando in questo momento. Il quotidiano tedesco“Bild“ ha messo insieme, in un reportage, le dichiarazioni di tutta una serie di rappresentanti della Federazione delle Industrie Tedesche (BDI), dell’Associazione del Commercio con l’Estero (BGA) e dell’Associazione Commerciale Tedesca (HDE), nel quale veniamo messi in guardia circa una «sentenza di morte» per l’economia, nel caso che a fronte della rapida crescita del numero di infezioni si dovesse consentire un altro lockdown economico . Morire per evitare la «morte» dell’economia? Il concetto di un atto sacrificale al dio insaziabile del denaro, che riporta alla mente un culto assassino, e all’inizio della pandemia ha provocato la negazione, il rifiuto e la rivolta, ora è diventata la linea politica ufficiale. Anche la cancelliera Merkel ha sottolineato, all’inizio del mese di ottobre, che il lockdown avrebbe dovuto essere evitato a tutti i costi. Questa volta, tuttavia, la politica e l’economia – che condividono gli interessi del folle movimento dei negazionisti della pandemia – sembrano avere ragione. Il capitale, in quanto valore che si valorizza senza limiti, non può sopportare nessuna pausa; un secondo lockdown sarebbe economicamente devastante. L’aumento del numero di infezioni, non solo minaccia la «ripresa» che tutti si aspettano, come fa per esempio il quotidiano tedesco di economia e finanza Handelsblatt, ma potrebbe anche porre fine all’enorme spesa per mezzo della quale il sistema economico globale ha faticato ad essere stabilizzato dopo lo scoppio della pandemia. Il sistema capitalistico globale si trova ancora in «modalità crisi», e non è affatto sicuro che possa essere nuovamente stabilizzato a medio termine, nonostante i miliardi di euro e le misure di sostegno politico. Qui, ad essere decisivo sarà proprio il successivo decorso della pandemia.

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Un confronto con le misure anticrisi del 2008, evidenzia come l’attuale crisi abbia raggiunto dimensioni assai maggiori di quelle che erano state le distorsioni globali che avevano colpito l’economia mondiale dopo l’esplosione delle bolle immobiliari negli Stati Uniti e nell’Unione Europea. „Spese di crisi messe a confronto“, uno studio svolto dalla famigerata società di consulenza McKinsey (coinvolta, tra l’altro, nella pianificazione del sistema Hartz IV), ha quantificato la portata di tutte quante le misure di crisi che sono sono state metto in atto come risposta allo scoppiare di una crisi globale scatenata dalla pandemia. In totale, queste misure sono arrivate a toccare un volume di diecimila miliardi di dollari americani. Con una tale somma astronomica, nei primi due mesi dopo lo scoppio della pandemia e con la recessione economica, la spesa attuale ha superato di circa il 300% quella relativa alle crisi degli anni 2008 e 2009; ha concluso McKinsey. All’epoca, sono stati spesi circa tremila miliardi di dollari per combattere le conseguenze economiche dello scoppio delle bolle immobiliari; così come è avvenuto per il congelamento dei mercati finanziari mondiali dopo il fallimento di Lehman Brothers. Ma mentre nel 2008 e nel 2009, il capitalismo statale cinese ha funzionato da grande ancora di salvezza per mezzo di dispendiosi pacchetti di stimolo economico, ora le cose sono cambiate e l’attenzione è rivolta altrove. Relativamente alle prestazioni economiche (PIL), le misure di crisi che sono state adottate dalla Repubblica Federale Tedesca sono quelle più estese; esse corrispondono a circa il 33% del PIL, mentre i pacchetti di stimolo economico del 2008/2009 – quali il famigerato „Abwrackprämie“ [incentivo alla rottamazione] – all’epoca ammontavano solo al 3,5% del PIL della Germania di allora. Perciò, per quel che riguarda Berlino si può di fatto parlare di un aumento pari a dieci volte rispetto a quelle che erano state le misure di crisi!

Le misure di sostegno in Giappone (il 22% del PIL, confrontato al 2% nel 2008), in Francia dieci volte rispetto al 14,6%) e nel Regno Unito (circa il 14,5%) hanno dimensioni simili. Negli Stati Uniti, le spese aggiuntive relative alla crisi, da parte di uno Stato già pesantemente indebitato, ammontano al 12,1% del PIL, contro quella che era stata la spesa nel 2008, pari al 4,9%. Del resto, in Cina – la quale ora è tornata sulla strada della crescita – i costi legati alla crisi rappresentano meno del 5% del PIL. La crisi del 2020 – cifre, dati e fatti stimati recentemente dal Fondo Monetario Internazionale – suggerisce che la pandemia, in tutto il mondo verrà a costare ai contribuenti circa 11,7 mila miliardi di dollari, escludendo quelle che saranno le conseguenze di una seconda ondata di pandemia. Una simile somma equivale a circa il 12% della PIL globale, e questo, secondo il Wall Street Journal, porterà il debito pubblico globale al livello record di un aumento corrispondente circa ad un altro 100% del PIL mondiale.

Qui, è importante ricordare che la montagna del debito globale (governo, famiglie ed economia) ha già raggiunto all’inizio dell’attuale crisi un nuovo e vertiginoso record pari al 331% del PIL globale. Nei paesi industrializzati, solamente nel primo trimestre del 2020, il peso del debito è aumentato, passando dal 380% al 392% del PIL. Alla fine del 2019, i mercati emergenti avevano un debito che equivaleva al 220% della loro produzione.; e dopo tre mesi di pandemia, la cifra era passata ad equivalere al 230%. Il debito totale della Cina, nel primo trimestre del 2020, dovrebbe aver raggiunto il 335%. Ed anche in questo caso, un confronto con il peso del debito globale del 2008 ci aiuta a comprendere il carattere sistemico della crisi capitalistica vista come un processo storico, con degli scoppi, durante i quali il capitale si scontra con le sue barriere interne ed esterne. Rispetto al 2008, la montagna di debito globale è aumentato di circa il 40%. In una relazione, il Financial Times ha calcolato quella che era la montagna globale di debito, nel marzo 2020, come una bagatella corrispondente a circa 253 mila miliardi di dollari di dollari, un record storico; e questo riferito a quando, in seguito alla crisi del debito scoppiata nel 2008, il debito del sistema capitalistico mondiale ammontava ancora a “solamente” circa 170 mila miliardi di dollari. E ciò nonostante il fatto che tutte queste onerose misure di stimolo economico sembrano avere la loro logica capitalista di crisi, dal momento che sono state progettate proprio per evitare il collasso dell’economia mondiale.

Al centro di tutti questi sforzi di stabilizzazione del sistema globale del capitalismo tardivo, che a causa della sua iper-produttività sta soffocando sotto montagne di debiti, si trova la politica monetaria estremamente espansiva delle Banche centrali, le quali acquistano obbligazioni, o più semplicemente titoli di Stato, sui mercati finanziari al fine di mantenere la liquidità. Questi programmi di acquisto, che in ultima analisi equivalgono ad un’operazione di stampare moneta in maniera mediata, si riflettono sui bilanci delle banche centrali, che in realtà stanno degenerando trasformandosi così in delle vere e proprie pericolose discariche del sistema finanziario del capitalismo tardivo; e che permettono in tal modo anche di quantificare le misure e l’intensità della crisi. Alla vigilia della crisi del 2008/09, La Federal Reserve degli Stati Uniti aveva un attivo totale inferiore a mille miliardi di dollari, che poi, in pochi mesi grazie all’acquisto diligente di cartolarizzazioni ipotecarie, è salito a più di duemila miliardi di dollari. Nel 2015, il bilancio della Fed era arrivato a quattromila miliardi di dollari. Ora, a sei mesi dallo scoppio della crisi attuale, la Federal Reserve statunitense ha accumulato „Obbligazioni“ per un valore di oltre settemila miliardi di dollari. Rispetto allo stesso periodo, dopo l’inizio della crisi del 2008, durante il quale il totale del bilancio della Fed era aumento di circa mille miliardi di dollari; ora, nel 2020, questo bilancio è esploso, aumentando di circa tremila miliardi di dollari.

Nell’Unione Europea, la situazione non è certo molto migliore: il totale del bilancio della BCE è aumentato passando da circa mille miliardi di euro, all’inizio della crisi del 2008, a circa 4,5 mila miliardi di euro dopo la crisi dell’euro del 2019, per arrivare poi all’attuale livello di 6,7 mila miliardi di euro. E la tendenza continua ad essere ancora in forte aumento. È ovvio che il sistema globale del capitalismo tardivo si trova semplicemente in bancarotta, proprio a causa del suo stesso sviluppo della produttività; e può solo continuare a condure una specie di vita illusoria da zombie, grazie ad un’indebitamento permanente. Per paura di una «recessione Double-Dip», potrebbe anche essere rinnovato il calcolo secondo cui – con l’eliminazione degli sprechi del mercato finanziario, con la stampa di denaro e con le sempre rinnovate montagne di debiti, e nella continua formazione di bolle – sarebbe possibile guadagnare ancora qualche anno per il capitale in agonia. Frattanto, il FMI stima che – soprattutto a causa della ripresa economica cinese – la recessione globale di quest’anno, corrispondente al 4,4% della produzione economica globale, sarà minore di quella che era stata inizialmente prevista (5,2%). E per il prossimo anno, il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del 5,4%.

Tuttavia, anche se la seconda ondata della pandemia non dovesse portare ad un’altra recessione economica, la crisi attuale sarà una catastrofe per milioni di persone. Sempre secondo il FMI, si prevede che quest’anno tra i 100 ed i 110 milioni di persone sprofonderanno nell’«estrema povertà». Il problema sta nel fatto che una nuova recessione, il cosiddetto Double Dip, potrebbe voler dire il fallimento di questo gioco miliardario ad alto rischio che è stato messo in atto dalle élite di funzione capitalistiche, e che poi equivale ad una ripetizione della strategia del 2008. Una recessione rimetterebbe in moto delle montagne di debito, ad esempio, nel settore imprenditoriale di quelle imprese che sono state prudentemente e scrupolosamente stabilizzate attraverso la politica monetaria. Ed è in Europa, in particolare, secondo il Financial Times, che si prevede una una recessione. Dopo la caduta della produzione economica avvenuta nel secondo trimestre, corrispondente a poco meno del 12%, è previsto per il terzo trimestre un forte aumento del PIL, di quasi il 10%. Ma dopo questo – dice il Financial Times – esiste la minaccia di un’altra contrazione. Ci sono degli indicatori – come l’indice PMI europeo – che hanno evidenziato una recessione in diversi paesi dell’euro nel quarto trimestre del 2020, nel momento in cui la lotta contro la pandemia continua a rendere difficile la crescita. Ciò significherebbe che la BCE dovrebbe abbandonare le sue speranze di riportare entro la fine del 2020 la produzione economica della zona euro al livello della crisi precedente.

Di fronte a questa economia capitalista ammalata, non sorprende che, nonostante la seconda ondata di pandemia, i leader economici e gli opinionisti tedeschi stiano chiedendo ai salariati del paese di continuare a lavorare e a fare sacrifici per il capitale; proprio come hanno fatto apertamente i senatori del Texas. È l’unica possibilità di riuscire a mantenere in piedi il business, perché per questi signori una trasformazione del sistema è del tutto fuori questione.

Tomasz Konicz – Pubblicato il 25/11/2020 su blog da consequencia –

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