L’appetito vien mangiando

francosenia, 02.03.2022

di Tomasz Konicz

Quali obiettivi di guerra ha la Russia nella sua invasione dell’Ucraina?

Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, i militari occidentali erano perplessi su quanto lontano si sarebbe spinto il Cremlino in quella che è finora la sua ultima e più grande avventura militare. La narrazione che aveva diffuso Mosca, nel periodo precedente l’attacco, secondo cui la popolazione del Donbass avrebbe dovuto essere evacuata a causa di un’imminente offensiva ucraina, aveva fatto nascere il sospetto che la Russia intendesse occupare l’est russofono del paese. Il riconoscimento, da parte di Mosca, delle regioni separatiste di Luhansk e Donetsk, che si trovano sui suoi confini amministrativi con l’Ucraina, aveva fatto sembrare probabili alcuni scenari: dalla limitazione dell’attacco al Donbass e all’Ucraina orientale, allo stabilire un collegamento meridionale tra la Crimea e il Donbass lungo il Mar Nero, fino alla possibilità di una grande offensiva per conquistare le aree a est del Dnieper. D’altra parte, quello che è stato il corso dell’invasione russa finora, indica chiaramente un massimalismo volto a rovesciare il governo e a cambiare il regime a Kiev. L’utilizzo di mezzi militari schiaccianti all’inizio dell’invasione, che aveva lo scopo di paralizzare l’esercito ucraino, alla maniera delle tattiche americane «shock and awe», sembrava in linea con un obiettivo di guerra che ricorda l’approccio statunitense in Iraq. Con la sua offensiva su larga scala, la Russia vuole quindi anche dimostrare di essere militarmente alla pari con le grandi potenze occidentali. Le avanzate delle unità dell’esercito russo, non hanno avuto luogo solo nel Donbass e nel nord-est, nella regione intorno a Kharkiv e Sumy, ma hannp proceduto anche da sud, dalla Crimea, dove, dopo i combattimenti, le unità dell’esercito russo hanno già superato il Dnieper vicino a Kherson in direzione ovest; con il probabile obiettivo di Odessa. L’attacco delle truppe russe dalla Bielorussia, condotto attraverso la zona interdetta di Chernobyl, dove le forze speciali russe sono state attivamente coinvolte nei combattimenti di strada, appare come la prova più importante del desiderio di cambiare il regime di Kiev. La capitale ucraina, nonostante le battute d’arresto militari delle truppe russe, viene già considerata ampiamente circondata. Tuttavia, sembra probabile che Mosca potrebbe accontentarsi di qualcosa di meno di un rovesciamento del governo, qualora le truppe ucraine riuscissero a ritardare ulteriormente il mal organizzato sforzo di invasione russo intorno a Kiev.

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Finora, la Russia non è riuscita a conquistare una sola grande città ucraina, e l’uso eccessivo di mezzi militari nelle città – come era avvenuto durante la guerra cecena – in Ucraina non si è finora concretizzato. Dopo le battute d’arresto militari, questo potrebbe cambiare. Il susseguente corso delle operazioni militari, soprattutto per quel che potrebbe riguardare eventuali battaglie urbane con perdite pesanti, avrà un’influenza decisiva sugli obiettivi di guerra della Russia, che si adatteranno al corso dell’operazione. Come è noto, per la conquista imperialista è mangiando che viene l’appetito; e gli obiettivi del Cremlino dipendono solamente dal successo o dal fallimento dell’invasione russa.

È solo sullo sfondo di questo calcolo imperialista che la retorica contraddittoria del presidente russo, che in Germania a dire il vero viene presa alla lettera solo da poche persone simpatizzanti di Putin, diventa una certa logica di potere. Le dichiarazioni del Cremlino servono soprattutto a mantenere aperte tutte le possibilità nella corsa agli armamenti. Al rifiuto dell’Occidente di esigere la neutralità dell’Ucraina, che era il punto centrale della controversia prima della guerra, si sovrappongono ora le richieste di «denazificazione» dell’Ucraina e il suo ampio disarmo. L’invettiva di Putin, che definisce «nazisti» e «drogati» i leader ucraini e chiede il loro rovesciamento, si alterna con i segnali di disponibilità a negoziare. Così, dopo un po‘ di tira e molla, il Cremlino ha accettato di negoziare con Kiev a Gomel, in Bielorussia. L’obiettivo minimo russo, che è quello di impedire all’Ucraina di entrare nella NATO, appare infatti raggiungibile. In un’intervista al giornale russo „Kommersant“, pubblicata il 26 febbraio, il vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman ha chiarito che Washington sosterrà la neutralità ucraina. Washington «sarà d’accordo con qualsiasi soluzione» che l’Ucraina decida di adottare a questo proposito, ha detto Sherman. A seconda del corso della guerra, Mosca ha una scelta di opzioni che possono essere realizzate in diverse varianti: l’annessione di ampie parti dell’Ucraina orientale prevalentemente russofona; la creazione di entità statali fittizie sul modello delle «repubbliche popolari» del Donbass; l’installazione di un regime filorusso; o anche la secessione dell’Ucraina occidentale, dove le forze nazionaliste e di destra sono effettivamente forti.

Gli obiettivi concreti di guerra del Cremlino sono quindi in evoluzione, e dipendono dagli sviluppi militari in Ucraina e dalla situazione politica in Russia. Le battute d’arresto delle truppe russe vicino a Kiev e Charkiv contrastano con la rapida avanzata nel Donbass russofilo e nell’Ucraina sudorientale, dove il Dnieper è già stato raggiunto e un collegamento terrestre tra Crimea e Donbass – con Mariupol circondata – è stato conquistato. Se non si trova una soluzione diplomatica nei prossimi giorni, Putin, che ha le spalle al muro sia sul piano interno che su quello geopolitico, dovrà prendere una decisione alla luce dei crescenti contraccolpi militari: o un’escalation militare fino al confronto nucleare con l’Occidente per imporre un cambio di regime, con tutta la brutalità che comporta, oppure accettare il rischio di perdere il potere in caso di sconfitta. Tuttavia, emerge un altro parallelo tra il tentativo russo di cambio di regime in Ucraina e l’invasione statunitense dell’Iraq: come è noto, gli Stati Uniti sono riusciti a vincere rapidamente la guerra contro il decrepito esercito iracheno, ma hanno perso la pace in una lunga guerra civile, non essendo in grado di invertire il collasso dello stato iracheno. L’esercito ucraino, che ha ottenuto successi spettacolari nelle battaglie urbane, non ha alcuna possibilità contro la macchina militare russa in combattimenti aperti al di fuori delle aree urbane, ma una guerriglia prolungata, come sarebbe soprattutto probabile in un’Ucraina occidentale occupata, spingerebbe la Russia al limite delle sue capacità militari e finanziarie molto più rapidamente di quanto sia avvenuto nel caso degli Stati Uniti.

L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin doveva avere anche lo scopo di dimostrare la nuova forza militare della Russia – in questo senso, per Mosca la guerra è già persa – ma è anche soprattutto un sintomo della debolezza economica e geopolitica della Russia, la quale in termini economici è sempre più indietro rispetto ai centri occidentali, e funziona sul mercato mondiale principalmente come fornitore di materie prime, non essendo in grado di impedire all’Ucraina di entrare nel campo occidentale con mezzi diversi da quelli militari. Gli obiettivi di guerra degli imperialisti al Cremlino – perché questo è ciò che Putin è, così come i suoi concorrenti occidentali – riveleranno, anche nelle prossime settimane, se Mosca è consapevole di questa sua debolezza.

Tomasz Konicz – Pubblicato il 28/2/2022 su “Neues Deutschland” –

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