La manovra di Schäuble

24 ottobre 2016
Il Ministro Schäuble vorrebbe trasferire al fondo ESM il controllo sui bilanci pubblici nazionali. Il principio di fondo secondo Schäuble sarebbe sempre lo stesso: chi mette i soldi, i tedeschi, ha il diritto di bocciare o approvare i bilanci nazionali.

Link: vocidallagermania

Il Ministro delle Finanze Schäuble sta lavorando per dare a Berlino il controllo sulle politiche di bilancio degli stati europei.

Ancora una volta il governo federale prova ad allargare l’egemonia tedesca in Europa ampliando le sue possibilità di intervento politico. Per dirla con le parole usate dal Wall Street Journal, Il Ministro delle Finanze tedesco Schäuble vorrebbe avere un „cane da guardia con i denti“.

Controllo tramite il Fondo ESM

A metà ottobre Schäuble ha avviato una manovra per estendere il controllo diretto su uno degli elementi centrali della sovranità statale dei membri UE: le politiche di bilancio. Secondo il Ministro tedesco in futuro dovrebbe essere il fondo di salvataggio ESM a controllare i progetti di bilancio dei paesi dell’Eurozona, come riportato anche dalla FAZ. Sempre secondo Schäuble la Commissione UE non sarebbe piu‘ adatta a svolgere questo compito.

Alla base della proposta ci sarebbe il rifiuto della Commissione di sottomettersi alle richieste di Schäuble. Il Ministro tedesco sarebbe infatti irritato con i burocrati di Bruxelles per la decisione di non multare Spagna e Portogallo in seguito al superamento del limite del 3% nel rapporto fra deficit e PIL.

Promemoria: dal 2013 la Commissione ha ricevuto ampi poteri in tema di controllo dei bilanci dei paesi della zona Euro e ora ha il potere di sanzionare gli stati con un deficit eccessivo. La Commissione tuttavia non è obbligata, le sanzioni rimangono a discrezione della Commissione stessa.

Ma chi era stato ad imporre queste regole non troppo tempo fà? Naturalmente questi requisiti erano stati introdotti sotto la pressione di Berlino con l’obiettivo di applicare quelle stesse misure di austerità che la Germania aveva imposto all’Eurozona. La vittoria negoziale di allora tuttavia non era stata completa.

Le Regole per il controllo dei bilanci in vigore dal 2013 sono state introdotte in seguito a forti scontri fra i paesi Euro: la Germania voleva che la Commissione nell’ambito dei suoi poteri di controllo sui bilanci pubblici potesse sanzionare automaticamente i singoli paesi, mentre la maggioranza dei paesi della zona Euro si era schierata contro ulteriori riduzioni della sovranità. Il compromesso raggiunto prevedeva che le sanzioni fossero uno strumento a discrezione della Commissione.

Tutti devono rispettare le regole

Le politiche per la gestione delle crisi si formano attraverso una lotta di potere interna fra gli stati europei – di solito la Germania riesce ad avere il sopravvento sugli altri. Nelle burocrazie europee c’è sempre una battaglia fra i funzionari tedeschi, desiderosi di affermare le loro politiche austerità, e i sud europei di orientamento keynesiano che vorrebbero rilanciare le economie dei paesi in crisi.

Non appena le autorità tedesche hanno la sensazione di aver perso il controllo sulle istituzioni europee oppure sulle regole dell’Eurozona, pretendono la creazione di nuove istituzioni oppure di nuove regole per rafforzare il controllo sulle politiche di crisi. L’Eurozona puo‘ funzionare „solo se ci sono delle regole e queste possono anche essere rispettate“, le parole del Ministro delle Finanze tedesco riportate dal WSJ.

Tutti devono rispettare le regole, che ovviamente Schäuble stesso ogni volta definisce sulla base degli interessi tedeschi. Anche se sbagliata, è una logica perfetta per la Germania campione mondiale dell’export, la cui congiuntura si fonda sugli avanzi con l’estero e sull’esportazione di debiti – pubblicamente poi ci si indigna per i debiti prodotti all’estero da questa stessa politica.

La Germania sarebbe insoddisfatta per il modo in cui a Bruxelles le nuove regole sono applicate, riporta la Süddeutsche Zeitung (SZ):

„Il Governo tedesco considera sbagliato il comportamento della Commissione Europea e la sua volontà di ampliare di fatto la libertà di cui gode nel valutare i bilanci pubblici degli stati nella zona Euro. Soprattutto per quanto concerne la valutazione dei paesi finanziati con i crediti del fondo ESM. Anche il ruolo della BCE nella valutazione dei paesi in crisi, a causa dei conflitti di interessi, è stato fatto oggetto di critiche“.

In altre parole: le linee guida imposte fino ad ora da Berlino, sono diventate per lo stesso governo di Berlino insufficienti, in quanto la Commissione, secondo il governo tedesco, abusa del suo potere discrezionale e non impone in maniera scrupolosa i diktat di risparmio di Schäuble. E come sarebbero le nuove regole che Schäuble, in cooperazione con l’immancabile Jens Weidmann, vorrebbe dare all’Eurozona?

Proposta della Bundesbank: l’ESM come il FMI

Mentre Schäuble criticava la Commissione Europea, la Bundesbank anticipava le modifiche che vorrebbe apportare alle regole dell’Eurozona: l’ESM dovrà essere ulteriormente rafforzato mediante il trasferimento delle competenze della Commissione e della BCE, con le quali Berlino si trova in costante disaccordo.

Le proposte di Schäuble e della Bundesbank indebolirebbero le istituzioni europee e trasformerebbero di fatto l’ESM in un fondo monetario europeo, cosi‘ riporta la SZ. Si tratta di una vecchia idea di Schäuble che risale al 2010 e che egli allora non era riuscito ad imporre.

Fino ad ora la Troika composta da FMI, BCE e Commissione si è fatta carico del lavoro sporco, ora il Ministro delle Finanze tedesco vorrebbe istituzionalizzare in maniera duratura questi compiti nell’ESM e portarli sotto il suo controllo. Bundesbank e Ministero delle Finanze tedesco vogliono formalmente togliere potere alle istituzioni dell’UE, che già durante la crisi si erano trasformate in mere facciate europee dietro le quali si sono scatenati difficili conflitti nazionali.

Secondo la SZ, Schäuble e Weidmann motivano le loro proposte sostenendo che i „finanziatori dell’ESM“, gli stati europei, con i loro crediti finanziano i paesi in crisi. In altre parole: chi paga ha diritto di parola.

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